Partito Unione Cattolica - Siamo il Partito della FEDE per ridare FIDUCIA in un’Italia Nuova - Segretario Partito Ivano Tonoli Partiti Politici Italia

COSÌ CONTE CI HA BUTTATI NELLA SPAZZATURA

IVANO TONOLI, PRESIDENTE CONFEDES:

DUE MILIONI DI IMPRESE STANNO COLLASSANDO, MA IL CHITARRISTA GUALTIERI GIOISCE PER 30.000 DOMANDE ACCOLTE DAL FONDO DI GARANZIA

CESTINATA ANCHE LA FASE 2 DEI PUBBLICI ESERCIZI: NESSUNA MUTUALIBILITÀ PER I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE E SANIFICAZIONE, TUTTI A CARICO DELL’IMPRESA

PD E 5 STELLE BLOCCANO GLI AIUTI ALLA GENTE, MA IN COMPENSO HANNO SBLOCCATO LA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE

Declassata e umiliata:

l’Italia dell’era giallorossa finisce nel cestino dei verdetti internazionali che certificano la maggiore o minore solidità finanziaria del Paese. Il non eletto premier Conte è riuscito a buttare nel cestino la Nazione ex quinta potenza economica mondiale che si è ritrovato a rappresentare in Europa e nel mondo senza averne né i titoli né la dignità né tanto meno la legittimazione.
Il giudizio di Fitch addossa all’Italia colpe che sono unicamente ed esclusivamente attribuibili al disastro governativo di PD e cinque stelle: i grillini avevano dichiarato di avere abolito la povertà, sono riusciti ad abolire l’affidabilità dello Stato, ossia il requisito più importante sulla cui base vengono emessi e collocati con successo titoli del debito pubblico con un livello di spread basso o nullo.
Altro che potenza di fuoco di liquidità, caro Conte: nello scenario che avete creato, sarà più difficile collocare le obbligazioni del ministero dell’economia e delle finanze, e la necessità di offrire maggiori e più alti rendimenti complicherà in parallelo la possibilità per le banche di erogare credito agevolato e per le piccole imprese di richiederlo.
Siamo chiari: fra un paio di settimane un’azienda su due, cioè due milioni di partite Iva individuali e familiari, potrebbe collassare, e il ministro chitarrista Gualtieri che cosa fa? Esulta per 30.000 pratiche da 25.000 euro massimi ciascuna accolte dal fondo di garanzia. Quante se ne sono perse, però, nella fase precedente? Almeno tre volte tanto.
Non c’è più molto tempo ormai, è questione di giorni. Il solo vero decreto aprile, anzi decreto maggio visto che le continue liti di potere fra Conte, Gualtieri e Di Maio hanno bloccato gli aiuti alle famiglie e alle PMI ma in compenso hanno sbloccato la spartizione delle poltrone nelle società controllate e partecipate, deve consistere in un testo breve ma risolutivo.
Punto primo: i debiti pregressi e arretrati sono sospesi e non più conteggiati in alcuna centrale rischi.
Punto secondo: il governo si accorda con banche, confidi, poste e società assicurative e finanziarie per fare arrivare subito a fondo perduto i finanziamenti corrispondenti alla quota di fatturati e incassi dello stesso periodo del 2019, per ciascuna impresa, e al monte salariale per il dipendente. Uno Stato di polizia fiscale come quello italiano, che dispone di anagrafi tributarie e bancarie più pervasive di un grande fratello sovietico, impiega cinque minuti a effettuare l’accredito delle somme sul conto dell’imprenditore e su quello del dipendente.
Punto terzo: accordo con la BCE, sul modello di quanto fatto Trump con la Federal reserve in America, per fornire successive garanzie illimitate alle banche.
Punto quarto: lo Stato deve fare la guerra al virus cinese, non alle aziende, quindi armistizio fiscale, statale e locale, di dodici mesi e tutti al lavoro per ricostruire il PIL perduto.
Punto quinto: fase 2 per davvero. I titolari dei pubblici esercizi hanno scoperto che dovranno sostenere totalmente gli ingenti costi della sanificazione giornaliera e costante dei locali e della protezione individuale dei propri clienti (guanti e mascherine). Questi dispositivi devono essere resi totalmente mutuabili per i primi dodici mesi, e il governo deve incoraggiarne la produzione e l’importazione a prezzi di mercato al livello più alto dell’efficacia protettiva e sanificante.

Siamo lieti, come Unione Cattolica, che un numero sempre maggiore di Nazioni occidentali e di esponenti politici anche di spicco inviti l’Europa e l’Italia a promuovere contro il governo comunista cinese una richiesta di maxi-risarcimento per i danni che abbiamo subito e stiamo subendo: non c’è alternativa a ciò, e se Conte non aderirà a una simile richiesta dovrà essere incriminato due volte: la prima per attentato alla salute, non avendo fatto nulla per bloccare fin da dicembre gli arrivi anche indiretti dalla Cina; e la seconda per alto tradimento popolare e costituzionale.
Invitiamo l’Unione Europea ad analizzare con attenzione la vicenda italiana: non deve essere soltanto la Polonia piuttosto che l’Ungheria a destare preoccupazioni democratiche, perché anche una matricola universitaria in Legge capisce che un decreto amministrativo DPCM non può, in un colpo solo, fare carta straccia della Costituzione, del diritto canonico, del Concordato fra Stato e Chiesa e del diritto al lavoro e al reddito di 30 milioni di italiani.

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