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È ORA DI DISINTEGRARE LE MAFIE UNA VOLTA PER TUTTE

VICE SEGRETARIO CON DELEGA AL SUD DEL PARTITO UNIONE CATTOLICA INGENNER VINCENZO PALMIERI DICHIARA:” È ORA DI DISINTEGRARE LE MAFIE UNA VOLTA PER TUTTE“.

Mafiosi convertitevi! Convertitevi! Perché una volta verrà il giudizio di Dio!”. Queste parole, pronunciate il 9 maggio 1993 da Sua Santità Giovanni Paolo II in Sicilia, nella valle dei Templi di Agrigento, risuonano tuttora e vibrano con immutata intensità nello spirito e nei cuori di tutti noi: le stesse hanno infatti rappresentato un “lampo” potentissimo che ha squarciato il buio dell’omertà, della paura, delle complicità anche involontarie, della rassegnazione di un intero Popolo a subire il Male chinando o girando la testa, e allo stesso tempo hanno scosso le coscienze e “tolto il sonno” anche agli autori di molti di quei delitti che venivano compiuti in maniera seriale, nella presunzione dell’onnipotenza del crimine a disprezzo della Vita umana e a negazione del messaggio di Dio.

Il messaggio esclamativo del Papa, in cui si è sostanziata la Luce del Signore a illuminare, con una benefica dirompenza, cuori che erano spenti dal timore di vendette mafiose, piuttosto che dall’odio e dall’avidità, ha avuto il merito di rendere tutti e ognuno di noi, anche chi di noi si sentiva chiamato fuori da un qualunque impegno di tipo civico, legalitario e sociale, partecipi di un cammino comune perché quella luce, quel “lampo” venuto dalle parole di Wojtyla, continuasse a brillare, a restare accesa e suscitare un positivo tormento negli animi anche i più rassegnati anche i più irredimibili.

Il Santo Padre, un anno dopo le stragi dinamitarde di Capaci e di via D’Amelio, nelle quali a Palermo avevano perso la vita il Giudice Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo, e il collega Magistrato Paolo Borsellino, con gli agenti di Polizia addetti alle loro scorte – i loro “Angeli in Divisa” –, e mentre l’Italia era sotto la minaccia delle bombe che prendevano di mira inermi Cittadini e famiglie e il Patrimonio culturale e religioso della Nazione, e dell’Umanità, quel giorno di maggio scelse di sfidare il Male a viso aperto, a testa alta e con lo sguardo diretto e le parole incalzanti. Lo sfidò con il conforto di Dio e sicuro che con quel suo gesto sarebbe stata avviata la più straordinaria delle “Rivoluzioni miti”: quella contro l’antistato che voleva farsi Stato, approfittando dell’impotenza e del vuoto lasciato da un sistema politico partitico che all’epoca stava franando, e quella contro la “solitudine dei Giusti”, contro la tendenza cioè dei più a stare alla finestra per seguire il lavoro coraggioso ma isolato di molti Servitori di Dio e dello Stato – Parroci, Giudici, uomini e donne delle Forze dell’Ordine, Politici, Giornalisti – senza però mai veramente incoraggiarlo, quasi a voler capire come sarebbe andata a finire nella lotta fra il Bene e il Male.

Da quel 9 maggio 1993, nulla è più rimasto come prima! Hanno vinto i “Preti del Sorriso” – nella bellissima definizione datane da Sua Santità Bergoglio – ossia coloro che con la tenacia delle proprie parole cristiane riuscivano e riescono a disarmare la mano dell’assassino e del rapinatore, a prendere quella mano per accompagnarla verso un sentiero di luce, speranza e riscatto divino e sociale.

Papa Francesco, a Palermo il 15 settembre 2018 per commemorare il Beato Pino Puglisi, il Parroco di Brancaccio assassinato da Cosa Nostra nel 1993 e che trovatosi davanti alla pistola del proprio assassino gli disse con il sorriso “Vi aspettavo”, esattamente 25 anni dopo ha fatto riecheggiare con identica forza e intensità la stessa esortazione: “Mafiosi CONVERTITEVI! Contro di voi Don Puglisi ha vinto!”. Un monito che, se 26 anni fa aveva l’obiettivo di far sì che la Comunità cristiana non restasse indifferente all’orrore del sangue degli omicidi e degli attentati quasi giornalieri, oggi viene ribadito dal Santo Padre contro nuove e altrettanto pericolose minacce, minacce che a molti di noi possono risultare quasi invisibili o impercettibili ma nelle quali le “bombe” sono quelle della speculazione finanziaria, delle nuove vie della droga e delle armi e del traffico di esseri umani compresi i bambini, delle inedite sostanze psicotrope sintetiche, delle silenti e non più esplosive infiltrazioni criminali nelle pubbliche amministrazioni e in alcuni gangli del settore bancario e della stessa economia legale dove i capitali paiono alla fine indistinti e indistinguibili.

Se Wojtyla tuonò “Convertitevi!” facendo riferimento agli spargitori di sangue, il suo successore Bergoglio con la stessa alta determinazione lancia questo invito alla conversione rivolto altresì a coloro che uccidono “scartando”, uccidono imponendo la cultura dello “scartare chi o che cosa non è più utile al profitto e all’arricchimento”. Perché il Male diffuso da squarciare oggi, con le parole monitorie del Santo Padre, non è più o non più soltanto la paura di ritorsioni mafiose, l’omertà, è anche un subentrato e accresciuto egoismo individualistico che porta alla indifferenza e che diventa in conclusione consenso tacito e anche indiretto e involontario alle crescenti ingiustizie della società locale e globale. Ingiustizie sulle quali gli “imperi del Male” prosperano e si autoalimentano togliendo risorse allo Stato e agli imprenditori legali e negando opportunità a tanti, tantissimi ragazzi costretti a lasciare l’Italia e le regioni del Mezzogiorno.

Ebbene, noi di Unione Cattolica il lampo del messaggio Pontificio vogliamo che continui ad accendere e a scaldare sempre di più e sempre più spiriti e cuori!

Mafie, associazioni criminali e colossali movimenti speculativi predatori non sono forme di castigo provenienti da chissà dove. Come ebbe a dire il compianto Giudice Giovanni Falcone, “la mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine. Questa fine però può essere più vicina se lavoriamo tutti non pretendendo atti di eroismo ma radunando le energie e le forze migliori della società e delle Istituzioni”.

Una dichiarazione alla base di ogni iniziativa civica e provvedi mentale, la cui attuazione coerente è fondamentale per isolare e stanare quel rischio di cui con chiarezza parlava il suo collega Magistrato Paolo Borsellino: “Siccome Stato e mafia operano sullo stesso territorio, o si fanno la guerra o si alleano”.

Aderire al messaggio mafioso, o appoggiarlo per paura o convenienza, vuol dire “mettersi al di fuori della comunità dei Cristiani e dei Credenti”. Nella Storia del Cristianesimo e degli Uomini, vi sono stati tragici esempi nei quali una cultura di omertà, di odio, di pilatesca indifferenza ha condannato Gesù e graziato Barabba. “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”, furono le parole di Gesù mentre veniva portato alla croce. “Io vi perdono, ma voi vi dovete inginocchiare, dovete cambiare e cambiare i vostri progetti di morte”, disse nel 1992 Rosaria Schifani, vedova dell’agente di Polizia Vito, trucidato assieme al Giudice Falcone a Capaci.

Dopo le parole di Wojtyla nel 1993, e di Bergoglio nel 2018, “loro” – ossia chi appartiene alla mafia e chi si gira dall’altra parte – “sanno quello che fanno”: e un numero sempre più alto di Persone, famiglie e imprese sa quello che deve essere fatto. La vittoria contro le mafie si realizza dal punto di vista spirituale, con la straordinaria forza del “sorriso di un Parroco” opposto alla vile arroganza di una mano armata, e dal punto di vista legale, dando a quello stesso sorriso gli strumenti per essere un raggio sempre più diffuso e penetrante, una “luce gentile” – come l’ha chiamata il nostro Santo Padre nel 2018 durante la sua missione a Palermo – in grado di “ridare la vista” a chi oggi, dolosamente o colposamente, “è accecato” e non scorge la speranza, la pace, l’amore, la sofferenza altrui e del proprio vicino, il Bene comune. La conversione evangelica deve diventare abiura legale del dogma mafioso, rieducazione permanente per i malavitosi e confisca perenne dei loro beni; controlli etici periodici sulle burocrazie comprese quelle periferiche e territoriali che molto spesso sono il primo punto di approccio da cui il malaffare cerca di accedere ai beni collettivi e alle risorse pubbliche; rimozione, interdizione fino al licenziamento in tronco e condanna ai lavori di riparazione sociale per i politici, gli amministratori e i funzionari pubblici e privati acclarati come infedeli e infiltrati. E i famigerati barconi, tanto demonizzati dai populisti nazional-sovranisti come ricettacolo di ogni male da rispedire indietro in Libia a ogni costo – facendo finta di ignorare che questo è impossibile fino a quando non saranno attuati interventi istituzionali, economici e umanitari nei Paesi africani di origine e transito dei flussi di migranti – utilizziamoli pure per applicare le espulsioni, ma spedendo sulle coste del nord Africa i boss, collusi e affiliati alle varie organizzazioni malavitose e ndranghetiste.

Noi di Unione Cattolica abbiamo dedicato alla battaglia legale un capitolo intenso del nostro libro programma “Cattolici Uniti per benedire un’Italia nuova”, indicando gli interventi per ristabilire uno Stato legale e prima ancora una Società legale, perché dalla consapevolezza sociale nascono le cellule sane che moltiplicandosi isolano quelle cattive o malate. Non si tratta di inventare nulla di nuovo, soltanto di recuperare volontà e coraggio intorno a un insieme di proposte che si trovano fin da ora racchiuse nel documento elaborato nel 2014 dal gruppo di lavoro coordinato dal Magistrato antindrangheta Nicola Gratteri: un provvedimento organico ed epocale che può essere tradotto immediatamente in un Codice giuridico, amministrativo e procedurale e divenire “Enciclica di Legalità” e consentire il recupero, ogni anno, di 200 miliardi di patrimoni e ricavi che sono “proventi di morte e di dolore” e con i quali può essere creato un gigantesco fondo di ammortamento del debito pubblico per il ripristino dello Stato sociale e di diritto in tutto il Paese, e per dotare la Nazione – a partire dal nostro bellissimo Mezzogiorno – delle infrastrutture ad alta velocità, autostradali e ferroviarie, aeroportuali e di trasporto marittimo, energetiche, idriche e irrigue, giudiziarie e di polizia, necessarie a sconfiggere definitivamente l’illegalità e l’isolamento, due aspetti che si alimentano a vicenda, e a favorire il pieno e diretto collegamento europeo e internazionale delle nostre Regioni, con particolare riferimento a quelle meridionali e insulari, per accelerare l’export delle PMI e per aumentare arrivi e presenze di flussi turistici nei luoghi meravigliosi e unici che possiamo vantare. Alta velocità nei collegamenti, alta velocità e alta trasparenza nelle procedure necessarie a metterli in cantiere utilizzando i moltissimi miliardi di fondi strutturali UE che siamo costretti a restituire a causa di procedure che nella più parte delle Regioni, da nord a sud, restano – volutamente ci verrebbe da dire! – avvolte in un cono d’ombra “bizantino e borbonico”.

A differenza dei populisti nazional-sovranisti, che ambiguamente agitano simboli religiosi cristiani e che pensano che il ripristino della legalità passi dalla negazione dei diritti umani e umanitari, agevolando in tal modo proprio quelle organizzazioni criminali che dichiarano di voler combattere con inutili e dannosissimi “decreti (in)sicurezza”, Unione Cattolica ha messo a punto una proposta che, partendo dai moniti di Wojtyla e Francesco e dagli insegnamenti di Falcone, Borsellino e Gratteri, predispone la più straordinaria azione di risanamento morale dello Stato e di quelle parti di società più permeabili, per motivi storici e socio-economici, alle lusinghe diaboliche del messaggio mafioso e malavitoso: digitalizzazione totale dei processi antimafia, ricollocazione operativa di 11.000 uomini e donne in Divisa oggi impegnati in compiti burocratici e d’ufficio per l’accompagnamento dei detenuti alle udienze; riforma dell’Agenzia nazionale per le confische affinché, con l’ausilio di un autorevolissimo Comitato etico di controllo, i beni sottratti ai sodalizi criminali non rientrino nuovamente nelle disponibilità dell’antistato; istituzione di Comitati etici territoriali la cui articolazione sia tale da contrastare in via preventiva il radicamento malavitoso assicurando trasparenza di procedure relative alla concessione di appalti e di finanziamenti pubblici e bancari.

Intendiamo, noi di Unione Cattolica, riconoscere il ruolo centrale delle Parrocchie e degli Oratori anche su questo fondamentale fronte, facendo nostro l’esempio di Don Puglisi e la sua lezione di Coraggio cristiano e pastorale che da straordinario deve diventare azione ordinaria e quotidiana per politiche educative contro il disagio familiare e minorile, contro l’assenza di opportunità legali, contro quella che in molti casi è una vera intollerabile latitanza dello Stato!

Come ha detto Papa Francesco, noi abbiamo bisogno di tanti Preti del Sorriso, portatori e divulgatori di cultura di Cristianità, Socialità, Legalità, e compito delle Istituzioni è quello di difenderne la Vita e l’opera e di incoraggiare progetti di lotta al degrado materiale e immateriale. Perché non basta dire “non faccio nulla di male, quindi sono un buon Cristiano. No – come più volte detto da Papa Francesco – bisogna spargere il Bene, e tanto”. E loro si devono affiancare altrettanti Amministratori del Sorriso, Cattolici e laici, che abbiano il coraggio di “immischiarsi in Politica” affinché la Carità vinca non solo qualche battaglia ma la guerra finale contro il malaffare.

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