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Fuori il populismo nazionale-sovranista, a picco lo spread

MAURIZIO IMBIMBO RESPONSABILE DEL PARTITO UNIONE CATTOLICA NEI RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI FINANZIARIE E BANCARIE:

Dichiara: “Fuori il populismo nazional-sovranista, a picco lo spread”. Quello che fino a qualche settimana fa sembrava una spirale senza fine, con la crisi del governo gialloverde è diventata quella verità statistica che i timonieri del “Titanic populista” tendevano a negare o additare come “complotto” ordito da chissà quale regia. In realtà così non è e non è mai stato: nel corso dei 14 mesi del governo Conte 1, per effetto dei rendimenti che il ministero del Tesoro ha dovuto offrire ai sottoscrittori dei titoli del debito pubblico da giugno 2018 ad agosto di quest’anno, la maggiore spesa per interessi passivi sottrarrà al bilancio dello Stato italiano risorse pubbliche per oltre 5 miliardi di euro. Una ipoteca che sarà fatta gravare su pensionati, cittadini in attesa dei servizi sanitari pubblici, operatori delle forze dell’ordine, imprese vessate dall’agenzia delle riscossioni e altre categorie ancora.

Noi di Unione Cattolica ci siamo fin dall’inizio riconosciuti nelle dichiarazioni che il Banchiere Prof. Beppe Ghisolfi – dirigente europeo e mondiale delle Casse di Risparmio e autore di una trilogia di best sellers di successo su educazione e lessico finanziario e Banchieri – ebbe un anno fa a esternare definendo schiettamente e sagacemente lo “spread”: “Una tassa sui poveri” dei nostri tempi, così come nel secondo dopoguerra era il tasso di inflazione analogamente definito dallo Statista anch’egli sabaudo Luigi Einaudi, perché – proseguiva Ghisolfi – obbligando lo Stato a proporre sulle obbligazioni del debito pubblico, da rinnovare o sottoscrivere ex novo, un rendimento più alto per coprire il rischio-Paese, “costringe il settore bancario ad agire di conseguenza sui propri tassi, con la conseguenza di rendere più complesso e più oneroso l’ottenimento di un prestito o di un affidamento creditizio da parte di quelle famiglie e imprese che maggiormente avrebbero bisogno di liquidità”.

Una riflessione che non solo noi di Unione Cattolica abbiamo condiviso in toto, ma ne abbiamo fatto uno dei concetti portanti di un capitolo di rilievo del nostro libro programma “Cattolici uniti per benedire un’Italia Nuova”, quello dedicato all’Educazione civica finanziaria come materia da rendere obbligatoria nei luoghi dell’apprendimento didattico, formativo e lavorativo avendo appunto a riferimento l’opera di manualistica e saggistica redatta dallo stesso Vicepresidente del Gruppo europeo delle Casse di Risparmio e oggi anche Consigliere del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

L’uscita di scena della componente verde del governo populista ha coinciso con una progressiva calmierazione e stabilizzazione al ribasso dello spread che – lungi dal rappresentare un fattore di asservimento italiano a presunti nuovi ordini europei o mondiali – altro non è se non la risposta e la reazione positiva di fronte al venir meno di quotidiani motivi di scontro, acredine e contrapposizione verso le Istituzioni comunitarie europee.

Attaccare i cosiddetti “mercati”, accusarli di golpismo contro il governo populista dimissionario, non serve a colpire la vera speculazione, quella che sposta risorse ingentissime al di fuori di ogni possibile controllo statuale o fiscale; significa colpire l’insieme dei piccoli e medi risparmiatori e causarne la grande fuga dai titoli del debito pubblico a seguito degli attacchi di panico scatenati dai proclami tipici del “bullismo sovranistico”. Non sono gli speculatori internazionali a chiedere stabilità; è il Popolo dei Bot, delle obbligazioni, dei depositi e dei conti correnti bancari a esigerla! Questo non è stato compreso da chi fino a oggi ha lavorato per disseminare paura e insicurezza a dispetto del proprio ruolo di ministro dell’Interno che dovrebbe tendere all’esatto opposto!

L’abbassamento dello spread, associato alle dichiarazioni inaugurali dei nuovi vertici delle Istituzioni europee – Ursula Von Der Leyen alla Commissione UE e Christine Lagarde alla Banca centrale di Francoforte – crea le condizioni di un rinnovato, beninteso necessario e non più rinviabile, clima di cooperazione e di pacificazione sia nazionale sia continentale: la riduzione costante dei rendimenti a valere sui titoli di Stato e del debito sovrano è una delle precondizioni essenziali per orientare il piccolo e medio risparmio e il finanziamento bancario verso politiche finalmente più coraggiose, più fiduciose e meno timide nei confronti di famiglie e imprese, di Cittadini e produttori di beni e servizi reali.

Oggi il totale delle imposte e tasse versate allo Stato italiano dall’insieme delle nostre micro, piccole, medie e grandi imprese è pari a 80 miliardi di euro all’anno: in pratica, una somma equivalente all’intera spesa per interessi passivi sul debito pubblico quando i tassi erano ai massimi mentre oggi le proiezioni indicano questa voce di uscite dal bilancio statale in 65 miliardi; il che significa che il comparto della produzione privata pagava, e in gran parte ancora oggi paga un alto carico tributario (che è pure regionale e locale) non per ricevere in cambio servizi moderni ed efficienti, bensì per fronteggiare un onere finanziario i cui vantaggi finiscono in certa misura all’estero, laddove i sottoscrittori del debito sovrano dell’Italia sono gli Stati esteri e i loro fondi, quindi nostri concorrenti economici diretti!

Noi di Unione Cattolica, a differenza dei sovranisti, non plaudiamo alle crisi dei nostri vicini di casa, perché l’arrivo della recessione in Germania e la minaccia di una Brexit unilaterale – ossia la fuoriuscita senza accordo della Gran Bretagna dal Regno Unito – sarà pagata dai nostri piccoli e medi esportatori da Milano a Napoli, da Torino a Treviso a Palermo e Bari.

La crisi europea deve riportare l’Italia, e il governo non più populista che verrà, a svolgere con autorevolezza diplomatica, senza incorrere nell’errore – ugualmente grave quanto il suo esatto opposto della cieca contrapposizione sovranista – del complesso di inferiorità, il proprio ruolo di storico Paese fondatore e di attuale contribuente netto della UE. Negoziando con Bruxelles, Strasburgo e Francoforte ogni possibile provvedimento utile a rilanciare il mercato dei consumi familiari e degli investimenti nazionali interni, sottolineando come ciò potrà venire incontro allo stesso rilancio delle altre economie statali europee in passato trainanti ma oggi in preoccupante frenata oppure a rischio di allontanamento dall’Unione.

Il calo dello spread, oltre a favorire nell’immediato la ripresa dei prestiti e degli affidamenti a famiglie e imprese, crea inoltre le condizioni per rilanciare una più ampia politica di investimenti pubblico-privati in parte basata sull’utilizzo dell’avanzo primario – vale a dire la differenza positiva fra entrate e uscite del bilancio statale al netto della spesa per interessi passivi – e per dare vita a uno strumento essenziale che noi di Unione Cattolica indichiamo con chiarezza nel nostro libro programma “Cattolici uniti per benedire un’Italia nuova”: la creazione di un fondo di contro garanzia che permette alle piccole e medie imprese di ottenere liquidità sui propri piani di sviluppo e progetti di investimento in caso di primo diniego o di rallentamento dei tempi burocratici di istruttoria da parte delle banche chiamate a esprimersi sulla richiesta di prestito o affidamento. Un simile tipo di intervento strutturale potrebbe imprimere uno slancio potentissimo e senza eguali alla nostra economia reale, altro che la flat tax sovranista che avrebbe il solo risultato di incentivare il lavoro sommerso di sopravvivenza, i indurre le piccole imprese a non crescere e dare il colpo di grazia a quel che resta del nostro Stato sociale e dei servizi della pubblica amministrazione!

Un tale intervento consentirebbe fra l’altro di mettere in sicurezza quanto accantonato dai piccoli e medi risparmiatori presso il settore bancario e di incentivare il trasferimento in sicurezza di quote crescenti di risparmio diffuso verso il sistema produttivo delle PMI, mentre oggi ciò non si è potuto realizzare a causa della debolezza intrinseca del sistema delle garanzie, del comportamento a volte infedele di taluni funzionari di banca e della penuria di strumenti dedicati all’investimento protetto nel capitale delle imprese (attraverso anche il fondo di garanzia di cui sopra). Con la conseguenza che, in buona fede, diversi risparmiatori, per integrare bassi rendimenti bancari, hanno iniziato a lasciarsi indirizzare con fiducia verso forme più complesse di investimento puramente finanziario.

Il calo dello spread dovrà quindi essere una storica occasione per evitare che gli errori del passato si ripetano, e per agire sul doppio binario del negoziato europeo – al fine di liberare risorse per consumi e investimenti interni e riclassificare il debito pubblico considerando tale la sola quota detenuta dagli investitori esteri – e della messa a punto di strumenti interni che evitino l’avventurismo del ricorso a strumenti finanziari di tipo speculativo per integrare i bassi o bassissimi rendimenti bancari ai risparmiatori.

Anche perché, al netto dei proclami sovranisti, noi di Unione Cattolica prendiamo atto di alcune pesanti eredità da gestire e tramandateci da questo governo uscente: il “bizantinismo” dei meccanismi di rimborso patrimoniale ai risparmiatori danneggiati dalla sottoscrizione in buona fede di prodotti finanziari rischiosi; e, con buona pace della flat tax, uno Stato di polizia gialloverde che lascia in profondo rosso le nostre imprese. E’ infatti notizia di questi giorni del braccio di ferro tra il ministero dell’economia e delle finanze e i garanti del contribuente sugli indici di affidabilità fiscale che dovrebbero sostituire gli studi di settore, con il governo populista – sì proprio quello amico delle PMI da Nord a Sud – che spinge perché questi indicatori entrino in vigore da subito e permettano di fare cassa sulla pelle di imprenditori stremati. E certo, grazie a Salvini e Di Maio bisognerà pure trovare i 5 miliardi di euro per pagare la maggiore spesa per interessi sul debito pubblico, o no?!

A questo proposito, teniamo a concludere ricordando che nel nostro libro programma un punto centrale della nostra strategia fiscale prevede il rafforzamento dei garanti del contribuente in tutti i contenziosi tributari, la perfetta parità fra Contribuente e Fisco nei procedimenti, l’inversione totale dell’onere della prova a carico dello Stato che non potrà più adottare alcun provvedimento di congelamento arbitrario di conti e mezzi della produzione dei piccoli e medi imprenditori, e la sospensione totale degli studi di settore e degli indicatori fiscali per le PMI che assumono e investono.

Perché, ora che è calato lo spread finanziario, dobbiamo tutti insieme lavorare per ridurre quello sociale che resta – ahinoi purtroppo – accentuato, elevatissimo e foriero di rischi alla coesione.

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