Partito Unione Cattolica - Siamo il Partito della FEDE per ridare FIDUCIA in un’Italia Nuova - Segretario Partito Ivano Tonoli Partiti Politici Italia

LA MANOVRA FINANZIARIA BIS? LA STIAMO GIÀ PAGANDO IN CENTINAIA DI COMUNI

VICE SEGRETARIO PROFESSOR D’AMBROSIO ALFONSO:”

LA MANOVRA FINANZIARIA BIS? LA STIAMO GIÀ PAGANDO IN CENTINAIA DI COMUNI, ULTIMA EREDITA’ AL VELENO DEI GIALLOVERDI!” 

ALTRO CHE FLAT TAX: L’INTENTO PENTALEGHISTA ERA ANNUNCIARE UN TAGLIO LINEARE E INIQUO DELL’IRPEF, RIMASTO A LIVELLO DI PROSPETTIVA ALL’ORIZZONTE, IN CAMBIO DI UN IMMEDIATO VIA LIBERA A REGIONI E MUNICIPI A RITOCCARE, NATURALMENTE ALL’INSU’, TUTTE LE ADDIZIONALI A CARICO DI FAMIGLIE E IMPRESE. UN ENNESIMO MASSACRO DEL CETO MEDIO CHE MINACCIA ORA DI PROSEGUIRE NEL CASO IN CUI L’UNIFICAZIONE DI ALCUNI TRIBUTI, COME IMU E TASI, SI RIVELI UNA SCUSA PER PORTARNE AL MASSIMO L’ALIQUOTA CON IL PRETESTO DELLA SEMPLIFICAZIONE

La “manovra finanziaria bis”? La stiamo già pagando, è in vigore dall’inizio dell’anno e a renderla possibile è stata una clausola subdola contenuta nella legge finanziaria e di bilancio, ultima “eredità al veleno” dei gialloverdi per il 2019. Una stangata aggiuntiva che, nelle poche righe che la racchiudono e legittimano, vale tanto quanto un intero documento economico e contabile e si nasconde dietro la “furbata” di un malinteso federalismo in salsa leghista che, da quando esiste dagli anni Novanta-Duemila, ha portato le tasse locali a sommarsi a quelle nazionali entrambe quasi sempre in sistematico e sistemico aumento.

Per effetto di questa “manovra nella manovra”, anche se nella migliore delle ipotesi alcuni temuti rincari dovessero essere (temporaneamente) scongiurati per il 2020, moltissime famiglie e imprese si ritroveranno a fine anno con le proprie disponibilità finanziarie decurtate, a causa dei rincari intervenuti da gennaio a oggi sui tributi e sulle addizionali fiscali delle Regioni e di centinaia di Comuni, ai quali l’accoppiata Lega-5 Stelle – mentre prometteva a grancassa la panacea della “flat tax” – zitta zitta, ha acceso il semaforo “gialloverde” e ha fatto ripartire a tutto gas dai box la macchina fiscale e tariffaria riuscendo pure ad addossarne la responsabilità ai territori anziché al Governo centrale.

Cosicché la manovra bis la stiamo già pagando in anticipo, nelle Città dove abitiamo e lavoriamo come imprenditori o dipendenti, e – quel che deve essere precisato da subito – ANCHE SE I PENTALEGHISTI NON FOSSERO ENTRATI IN CRISI AVREMMO PAGATO PIU’ TASSE ALMENO FINO AL 2022. A dirlo, sottovoce a caratteri piccoli in una ammissione di responsabilità, sono loro stessi quando hanno approvato DEF, il Documento di economia e finanza che rappresenta la base per la legge di stabilità e si occupa di monitorare gli andamenti economici e fiscali in riferimento a un arco di tempo almeno triennale.

Con buona pace della fantomatica e famigerata tassa piatta, a nostro parere così chiamata perché avrebbe “appiattito” ulteriormente la condizione economica generale del Paese e portato alle stelle tasse e tariffe locali applicate al ceto medio e alle categorie meno abbienti a fronte di di benefici viceversa concentrati pressoché esclusivamente sulle classi reddituali agiatissime. La contraddizione della “flat tax” è dunque stata smascherata dalle stesse analisi e proiezioni messe nero su bianco nei documenti di politica fiscale e di bilancio approvati dai suoi artefici e sostenitori. Complimenti!

I dati relativi all’alluvione di aumenti abbattutisi, in modo decentrato, sull’intero territorio nazionale parlano, da Capodanno a oggi, di 215 Municipalità che hanno rincarato l’IMU, quindi la patrimoniale sugli immobili residenziali e produttivi, di 44 Città che hanno elevato la Tari – la tariffa sui rifiuti autentica “croce” per moltissime PMI in crisi – e di 566 Comuni che hanno innalzato l’addizionale all’Irpef.

Un elenco che potrebbe addirittura allungarsi tra qualche mese, se la coalizione giallorossa – per non contraddire molti dei provvedimenti finto-populisti assunti negli ultimi 14 mesi con l’assenso grillino – in modo irresponsabile e suicida decidesse di utilizzare il mix dei risparmi e delle economie di spesa derivanti nel complesso da quota 100 e da reddito di cittadinanza, calo dello spread e sacrosanta rinuncia al progetto di flat tax, per interventi fiscali e di spesa nuovamente di cortissimo respiro la cui conseguenza sarebbe, per esempio, quella di dover poi far fronte – da punto a capo tra dodici mesi esatti – a delle clausole di salvaguardia ai fini dell’IVA ancora più gravose di quelle dei 23 miliardi già oggi occorrenti per disinnescarle.

La storia degli ultimi vent’anni del Paese, ripercorsa attraverso il monitoraggio delle scelte tributarie che sono state assunte da allora a oggi, testimonia in maniera assai chiara che un “bonus” adottato oggi, per compiacere una moda o un interesse particolaristico, in assenza di una politica industriale di tipo organico e strutturale, moltiplica i “malus” domani e anche dopodomani perché deve essere ripagato con gli interessi, o appunto con le maggiori tasse dovute dalle generazioni successive a quella dei suoi decisori.

Noi di Unione Cattolica riteniamo che la sola via di uscita per salvare decine di migliaia di famiglie e imprese dalla stangata sia in corso che incombente rimanga una e una soltanto: vale a dire, applicare la vera Sussidiarietà istituzionale e sociale così come risulta dall’integrale applicazione della Dottrina della Chiesa e da oltre 120 anni di Encicliche dei Pontefici da Leone XIII a Papa Francesco passando per Giovanni Paolo II, in cui vengono indicati gli orientamenti perennemente validi e attraverso i quali l’intervento pubblico misura la propria efficacia e sostenibilità laddove non penalizza il lavoro e la proprietà diffusa e non alimenta le ingiustizie distributive e le sperequazioni fra reddito medio e rendita a danno del primo. Gli sviluppi pratici hanno disatteso in blocco questi precetti e, nel nostro libro programmatico CATTOLICI UNITI PER BENEDIRE UN’ITALIA NUOVA, indichiamo tutta una serie di capisaldi per correggere strutturalmente la direzione del timone della “nave Italia” per quanto in specifico attiene all’obiettivo del necessario coordinamento della fiscalità centrale e periferica:

– stabilire un meccanismo per effetto del quale la devoluzione di competenze fiscali agli enti territoriali sia bilanciata da un corrispondente calo della pressione tributaria nazionale concentrato anzitutto sugli utili reinvestiti in azienda, sui redditi da lavoro e da pensione, sul piccolo risparmio depositato in banca e sulla proprietà della casa o dell’azienda gravata da mutuo;

– imporre un sistema trasparente in base a cui la tassazione regionale e locale sia monitorata dai contribuenti e permetta agli stessi di riferirla ai servizi pubblici che saranno finanziati con il corrispondente gettito erariale, attraverso Comitati etici da istituire in ciascun Comune;

– estendere, per ogni singola tipologia di bene o di servizio acquisito o erogato dalla pubblica amministrazione, il criterio dei migliori costi standard a tutti gli Enti titolari di potestà impositiva e fiscale, in modo che la “spending review” si realizzi automaticamente senza alcun rischio di taglio lineare alle prestazioni sociali cui persone e famiglie hanno diritto e stroncando sul nascere tutte le attuali zone d’ombra e le procedure decentrate dove si annidano potenziali casi di spreco e di malaffare alla base dei maggiori costi economici e fiscali fatti poi gravare su cittadini e imprese;

– modificare drasticamente il sistema oggi iniquo e persecutorio della riscossione e dell’esazione coattiva di competenza degli Enti territoriali, i cui oneri a carico del contribuente sono tali da rappresentare nei fatti una doppia o tripla tassa, e stabilire un sistema di abbattimento secco e definitivo del pregresso tributario, tariffario e sanzionatorio – a cui Regioni, Comuni e Partecipate saranno obbligati ad aderire – che permetta alle famiglie e agli imprenditori coinvolti una Seconda possibilità di rinascita e di ripresa anche a livello locale che darebbe benefici enormi a molte realtà regionali, cittadine e geografiche tuttora in crisi

– L’INTRODUZIONE DI UN “FATTORE FAMIGLIA REGIONALE E LOCALE” costruito intorno a un fondamentale paniere composto dall’abitazione principale e da tutti i beni e servizi occorrenti al sostentamento, all’educazione e all’assistenza medica e sociale degli appartenenti al nucleo famigliare – inclusi i conti correnti per stipendi e pensioni e i titoli di risparmio depositati in banca – NON AGGREDIBILE da nessun

Previous IL DIRITTO ALLA VITA COME BASE DI TUTTI I DIRITTI E DOVERI PERSONALI