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L’ITALIA DEVE ESSERE PROTAGONISTA ASSOLUTA DEL NUOVO ESECUTIVO EUROPEO

D’AMBROSIO ALFONSO VICE SEGRETARIO DEL PARTITO UNIONE CATTOLICA:“L’ITALIA DEVE ESSERE PROTAGONISTA ASSOLUTA DEL NUOVO ESECUTIVO EUROPEO”. 

La possibile assegnazione, all’Italia, di un Commissario agli affari economici, nella figura di Paolo Gentiloni, nella nuova Commissione dell’Unione europea, presieduta dall’ex ministro tedesco Ursula Von Der Leyen, rappresenta per il nostro Paese la più storica delle opportunità non solo per uscire una volta per tutte dalla crisi nazionale, ma per fornire un contributo decisivo a impedire che l’intero vecchio Continente piombi nella recessione interna, un limbo nel quale l’UE – che finalmente sta cacciando via dalla porta di uscita principale gli spettri populisti e sovranisti – non può permettersi di precipitare proprio ora, nel mezzo di una guerra commerciale e valutaria che sta opponendo USA e Cina e dove potrebbe rientrare anche la Russia.

Del resto, la locomotiva tedesca – fiore all’occhiello dell’economia europea ma anche specchio riflesso delle sue contraddizioni – rischia non solo di decelerare ma di frenare più o meno bruscamente, vittima delle sue stesse politiche non coerenti con le radici Cristiano cattoliche e democratico riformiste sulle quali fu edificata l’Europa post bellica a metà del secolo scorso e fu possibile varare un successivo graduale allargamento della stessa alle Nazioni dominate dal comunismo sino al 1989.

La mancata solidarietà tedesca, che ha accumulato un surplus finanziario e commerciale nettamente superiore a ogni ragionevole necessità interna, sta adesso portando al pettine tutti i nodi lasciati irrisolti da una politica tesa ad acquisire capitale industriale e monetario dalle altre Nazioni europee trasformate in semplici consumatrici o utilizzatrici finali di suoi prodotti. L’aggravamento della crisi di queste ultime, però, ha fatto venire a galla il clamoroso, ma perfettamente prevedibile, effetto boomerang di un simile atteggiamento contrario ai principi di sussidiarietà e di solidarietà cristiana. Un epilogo che avevamo previsto, anche perché purtroppo era facile immaginarlo, fin dall’inizio di quest’anno nel nostro libro “Cattolici uniti per benedire un’Italia nuova”.

Che però si stia entrando in un nuovo ciclo, finalizzato a creare un’economia sociale di mercato su basi Continentali come enunciato nelle linee programmatiche presentate a Strasburgo dalla nuova Presidente Ue Von Der Leyen, e non più un’Europa germano centrica, lo si ricava anche dalle dichiarazioni di esordio della nuova numero uno della Banca centrale europea Christine Lagarde: quest’ultima ha ribadito che le Nazioni in possesso di un margine fiscale, e di un surplus di bilancio, devono utilizzarlo per contribuire a far ripartire la propria economia interna e quella continentale nel suo complesso. In tutto questo contesto, la sfida italiana, di una Italia non sovranista ma capace di rispetto proprio e altrui, deve essere quella di partecipare con spirito protagonista alla formazione del nuovo Esecutivo europeo per dimostrare che una diversa classificazione del proprio debito pubblico in rapporto al PIL non serve più a ripetere gli stessi errori del passato – cioè a rinviare al futuro e alle prossime generazioni i problemi di oggi – ma diventa uno strumento attraverso il quale la piena ripresa italiana, che ne conseguirà, sarà di aiuto anche alle altre economie a rischio di recessione e consentirà di mettere al riparo l’Europa dagli effetti di una possibile Brexit e del protrarsi di guerre commerciali fra opposti colossi mondiali.

Senza considerare l’ulteriore opportunità, che l’Italia deve essere pronta a cogliere con i nuovi margini di manovra di cui potrà venire a disporre, di un possibile abbandono del Regno unito da parte di importanti gruppi industriali e bancari, che per riposizionarsi potrebbero scegliere proprio la nostra destinazione.

Siamo quindi di fronte a un bivio diverso dal precipizio sovranista dove stavamo finendo prima di ferragosto: la partecipazione italiana alla nuova Commissione Europea dovrà operare secondo gli stessi criteri che hanno permesso di emarginare le tossine populiste nazionaliste a casa nostra, non per ottenere qualche decimale in più di flessibilità destinato a esaurirsi nel 2020 o a evitare unicamente l’immediato aumento dell’IVA, ma per poter reimpostare l’intera politica economico finanziaria in una cornice della stessa durata del mandato della presidente Von Der Leyen. Perché innalzare muri può dare consenso immediato, siano essi commerciali, doganali o etnici, ma poi sono le loro stesse contraddizioni a renderne necessario l’abbattimento a costi economici e sociali oramai altissimi per sé e per gli altri.

La vicenda Iva, per esempio, è assurta a psicodramma per il semplice fatto che essa viene vista come un balzello aggiuntivo di uno Stato che non riduce gli sprechi e le corruzioni che si annidano negli 840 miliardi di spesa annua. Nella visione programmatica di noi Cattolici, l’IVA è un’imposta che deve agire neutralmente all’interno di un sistema fiscale autenticamente progressivo, non intimidatorio e basato sulla reciproca convenienza a non evadere né eludere, grazie alla pressoché completa digitalizzazione delle transazioni sul modello portoghese, al riconoscimento di premialità fiscali per l’intera filiera dei contribuenti – dal produttore al venditore sino al consumatore finale che oggi invece non può scalare quasi più nulla – sulla liberazione totale dall’incubo esattoriale per 19 milioni di Italiani che possono così rientrare appieno nel circuito lavorativo e produttivo creando nuovo imponibile e sul fattore Famiglia che protegge un paniere ben preciso e fondamentale di beni e di servizi da ogni possibile rischio di rincari fiscali e tariffari addizionali. In questo modo, l’IVA diventa non la madre di tutte le battaglie da combattere ogni anno e da rinviare all’anno dopo con costi ancora più alti: ritorna a essere un’imposta neutrale destinata a tassare i consumi in funzione della recuperata maggiore capacità contributiva dei consumatori.

Con benefici per l’economia interna e per l’intera economia europea.

Ora è il momento di agire, per tornare a un’Europa che chiuda la parentesi instabile e avventurista del populismo e riapra un’epoca di stabilità e di pace sociale nel segno fondativo del Popolarismo sturziano e della memoria di due grandi Padri costituenti europei come l’italiano Alcide De Gasperi e il francese Schumann, il cui esempio di giustizia e di solidarietà continentale è stato ricordato solennemente dallo stesso Papa Francesco: servono più politici che abbiano a mente la missione dello Statista, perché dalla crescita zero si esce non con qualche decimale in più di manovra per bloccare l’IVA l’anno prossimo, ma con molti punti di riduzione di quelle che Luigi Einaudi chiamava le “tasse sui poveri”: all’epoca post bellica era l’inflazione a due cifre, oggi sono – a tre cifre – lo spread, gli sprechi, il malaffare e l’emigrazione (non l’immigrazione della propaganda sovranista).

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