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Può un Cattolico fare politica?

Il Presidente del partito Unione Cattolica Erminio Brambilla analizza se un Cattolico può fare politica? E dichiara convintamente:” DEVE!”

Un Cattolico può immischiarsi in politica? DEVE!”. Non è solo una questione di contenitori, è soprattutto una sfida di contenuti e di vocazioni perché “quello politico è un lavoro martoriale”. Come insegna Gesù“bisogna portare la Croce per cercare di costruire il Bene comune, portare la Croce di tanti fallimenti e anche di tanti peccati. Perché nel mondo di oggi è difficile fare il bene in mezzo alla società senza sporcarsi un poco le mani o il cuore. Ma in questo caso si chiede perdono e si va avanti”. L’importante è non abdicare ai propri valori, che sono quelli dell’applicazione integrale della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. L’importante è “uscire, andare nelle periferie della società e del mondo, combattere contro la cultura dello scarto” che scarta i bambini, i giovani, gli anziani, i poveri, i diversi, l’ambiente. Papa Francesco, nel 2015, così si rivolgeva alla Comunità di vita Cristiana – Lega missionaria Studenti d’Italia, rispondendo a domande ed esortazioni di 5000 persone soprattutto giovani impegnati in vari ambiti del volontariato e del sociale. Il Santo Padre, nell’occasione, ha citato l’Italiano Alcide De Gasperi e il Francese Robert Schumann – per il quale è in corso la causa di beatificazione – i due leader politici della ricostruzione materiale e morale dell’Europa post bellica. “Si può diventare Santi facendo politica, basta voler andare avanti nel Bene comune”.

Quello che Sua Santità chiede ai Cattolici è non restare fermi alla finestra o sul balcone, perché il non-intervento provocato dalla paura genera mostri, come le due guerre mondiali e i totalitarismi del secolo passato. E nel secolo presente sta determinando la “cultura dello scarto” a cui fanno da controreazione nuovi “falsi rimedi”, nuovi fanatismi, nuovi “ismi”.

La Politica, come la definiva il Beato Paolo VIè la più alta forma di Carità. A volte però tendere alla Carità, alla costruzione di una società giusta e solidale, senza scarti, “fa soffrire, fa anche peccare, ma il Signore resta vicino a chi si impegna, a chi non rimane a guardare”.

La questione dell’impegno politico dei Cattolici torna di straordinaria attualità grazie alla straordinaria energia di entusiasmo infusaci dal Santo Padre, e chiama tutti noi a interrogarci molto seriamente e responsabilmente nell’anno del centesimo anniversario dell’appello ai Liberi e Forti di Don Luigi Sturzo, pubblicato nel 1919, quando oramai erano evidenti le irrisolte questioni economiche e sociali, originate dalle epocali trasformazioni industriali avviate sul finire dell’Ottocento ed era percepibile da tutti gli uomini di buon senso che la non-risoluzione, il non-intervento appunto, avrebbe spianato la strada a conflitti, populismi e nazionalismi vari.

Del resto, la Dottrina sociale stessa della Chiesa Cattolica è la più grande esortazione a non restare indifferenti, a sviluppare un protagonismo comune, condiviso e ampiamente partecipativo che tenda in ogni epoca a promuovere una società e un’economia inclusive, in grado di produrre innovazione in tutti i settori della vita individuale e collettiva e di consentire al più vasto numero possibile di persone, famiglie, imprese e aggregazioni intermedie di accedere ai benefici della stessa per farne un utilizzo etico e consapevole degli effetti creati su di sé e sul prossimo. Il Magistero sociale è esso stesso, da 127 anni, un appello ai Cattolici, professanti e laici, affinché – per usare le parole di Papa Bergoglio – “si immischino” in Politica, facendo sì che siano i programmi di governo a servire la Dottrina integrale della Chiesa e i suoi orientamenti socio-economici e non venga la Dottrina stessa fatta a pezzetti e strumentalizzata per singoli capitoli da questo o da quello schieramento.

Siamo concordi che non occorra un partito confessionale, perché l’impegno politico dei Cattolici può trovare il proprio spazio all’interno di un contenitore, di un movimento, di un’associazione che attraverso le proprie iniziative coinvolga tutte quelle persone che non si arrendono alla recessione economica e morale e alla mancanza di alternative diverse dall’adesione al pensiero estremista e populista nazionalsovranista.

Soprattutto adesso che possiamo dire ufficialmente conclusa la tremenda, per l’Italia e gli Italiani, esperienza del governo gialloverde, e la permanenza dei sovranisti nello stesso, si liberano spazi molto importanti sia per riconquistare la fiducia del crescente numero di nostri Connazionali non più recatosi a votare da diverse tornate e consultazioni a questa parte, sia per ricondurre a un voto non più protestatario gran parte di quell’elettorato che, comprensibilmente intimorito dalla perdita della sicurezza economica e sociale, aveva visto nell’adesione ai movimenti populistici, nelle forme del grillismo e del leghismo, la sola soluzione possibile di fronte allo sfarinamento di tutte le altre opzioni politiche e partitiche.

Ebbene, noi Cattolici non saremo mai i fautori del non-intervento! Vogliamo fare nostro l’invito del Papa Francesco a entrare nella mischia, a sporcarci le mani in senso buono, pur di far entrare nei luoghi della rappresentanza e delle decisioni istituzionali la “rivoluzione mite” riaffermata dal Presidente della CEI Cardinale Bassetti.

Papa Wojtyla e Papa Bergoglio hanno, nei primi anni Novanta e nel 2015, con la Centesimus Annus e con la Laudato Si’, richiamato a tutti noi l’importanza di recuperare una “ecologia nei comportamenti e nelle condotte” in tutti i luoghi pubblici e privati in cui si svolge la vita della persona come titolare di diritti individuali e sociali e di doveri connaturati al “rispetto dell’uomo per il prossimo”. Dalla famiglia naturale all’impresa, dai luoghi associativi ed educativi fino alle Istituzioni elettive, In ognuna di queste realtà può essere messo in pratica – secondo i dettami del Vangelo e della Dottrina sociale – l’impegno politico inteso come piccola o grande Politica, e ciascuna di queste entità aggregative può concorrere a realizzare una parte armonica del Bene comune.

Pensiamo al ruolo delle Istituzioni educative cattoliche, che sono state strumentalmente messe sotto attacco ma che nei decenni passati hanno rappresentato – e potrebbero oggi tornare a rappresentare – il solo argine al dilagare del relativismo etico e della crisi valoriale senza fine delle famiglie e degli altri corpi sociali intermedi oramai appesantiti e burocratizzati.

Il nostro libro “Cattolici uniti per benedire l’Italia Nuova” offre in forma di traduzione in un programma immediatamente applicativo gli orientamenti qualificanti la Dottrina integrale e diventa quindi uno degli strumenti per favorire il ritorno all’impegno attivo in chi, leggendolo, comprende che non sono piani irrealizzabili ma provvedimenti attuabili e da attuarsi.

Noi di Unione Cattolica guardiamo quindi con interesse all’evolversi della fase in corso che sta portando al tramonto della coalizione gialloverde e dell’utopia nazionalsovranista, e riteniamo che le parole espresse dall’onorevole Silvio Berlusconi, fondatore e presidente di Forza Italia, a conclusione delle consultazioni svolte presso il Presidente Mattarella al Quirinale, possano aprire una stagione di dialogo proficuo e propositivo al centro pulsante dello schieramento politico, per avversare “ingenuità sovraniste e tentazioni populiste” come le ha denunciate il leader del partito moderato di centrodestra, e per aprire il nuovo contenitore politico alle sfide del XXI secolo contro una nuova Jalta, quella che divide non solo il Nord e il Sud del mondo, ma anche all’interno delle nostre Città fra benestanti e persone scartate dalla dirompente innovazione.

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