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QUALE TURISMO, ANZI QUALI TURISMI IN ITALIA?

VICE PRESIDENTE DEL PARTITO UNIONE CATTOLICA CON DELEGA AL TURISMO LUCA MARIOTTO:

“QUALE TURISMO, ANZI QUALI TURISMI IN ITALIA?

 

In una situazione di deindustrializzazione che ha colpito, per varie ragioni sia di mercato che di inefficienza delle politiche economiche pubbliche, settori importanti della nostra economia nazionale, con ricadute particolarmente pesanti in alcune Regioni italiane, il turismo ha visto finalmente riconosciuto il proprio ruolo di ambito economico meritevole di essere governato e gestito tramite strategie di tipo industriale e manageriale. Nonostante infatti il crescente grado di automazione e digitalizzazione, è un contesto nel quale l’intensità di lavoro, dalla mansione generica a quella più qualificata e specialistica, si conferma tuttora alta, e dove anzi l’introduzione di nuove tecnologie della virtualità e della interattività non crea effetti di spiazzamento così come avvenuto nell’industria in senso stretto, ma facilita l’iniziativa economica da parte di chi, giovane e non, abbia idee innovative per promuovere e rendere fruibili i “tesori”, molti dei quali ancora “nascosti”, del nostro Paese, e con la sua flessibilità può aiutare la ricollocazione di persone provenienti da settori afflitti dal problema degli esuberi di manodopera.

Eppure, malgrado quanto è stato fatto, l’Italia oscilla, a livello mondiale fra un quarto e un quinto posto per quanto riguarda le mete prescelte dal turismo internazionale, la prima delle quali è la vicina Francia. Anche la Spagna ci precede, e sempre prima di noi figurano Stati Uniti d’America e Cina. Ora, mentre è comprensibile che due Stati continentali, come questi ultimi qui citati, possano numericamente prevalere, qualche interrogativo è giusto porselo quando il sorpasso avviene a opera di Nazioni con caratteristiche analoghe alle nostre.

Uno dei primi problemi che balzano in cima alle analisi, è che il turismo ha ricevuto dal legislatore e dall’amministratore pubblico un trattamento di tipo burocratico, frammentario e settorializzato, con la conseguenza di normative che invece di integrarlo con le altre eccellenze nazionali e territoriali ne ha comportato una gestione a compartimento stagno e tale da esprimere solo una parte del suo potenziale complessivo.

Basta scorrere la classifica dei primi 5 posti al mondo, di cui parlavamo prima, per rendercene conto, ma la conferma giunge dalla considerazione di altri indicatori, per esempio l’elenco delle città maggiormente prescelte in termini di arrivi e presenze, oppure il volume d’affari totale generato dalla spesa dei turisti stranieri in Italia – all’incirca 42 miliardi di euro -, dalla cui anche approssimativa lettura comprendiamo che lo sviluppo turistico, per quanti benefici ci stia dando, è e rimane largamente sottostimato.

Un paradosso se consideriamo che soltanto per entità di Siti Unesco e di Siti religiosi dovremmo essere la prima o la seconda meta planetaria!

E che in tale ambito il Sud – come sempre giustamente rimarcato dal nostro Segretario politico Ivano Tonoli e dal Professor Alfonso D’Ambrosio – dovrebbe essere la locomotiva ad alta velocità al servizio dell’intero sistema Paese!

Nel nostro libro “Cattolici uniti – Il programma per benedire un’Italia nuova”, dedichiamo al Turismo un capitolo altrettanto importante quanto l’industria, non con la pretesa di immaginare un Paese orfano della manifattura e con una economia terziaria che sia facile preda da parte delle altre potenze che vengono da noi a fare shopping low cost.

All’opposto, sono disegnati nel nostro libro programma una serie di provvedimenti anche qui dettagliati e immediatamente applicativi che mettono il settore turistico in condizione di dispiegare il cento per cento del proprio valore aggiunto teorico massimo, rendendolo una straordinaria occasione di rafforzamento e di riconversione strutturale e virtuosa di tutti gli altri comparti, dall’agricoltura all’industria, nei quali le politiche da noi indicate non considerano il discrimine dei settori, ma ragionano bensì per grandi fattori e per grandi valori trasversali, come la sostenibilità, il paesaggio, i prodotti tipici, i siti religiosi.

Al turismo prevediamo l’estensione dei benefici fiscali dell’industria 4 e 5.0, per sostenere la modernizzazione della rete ricettiva, la creazione di autonome catene turistiche italiane in Italia e nel mondo, e di piattaforme al 100 per cento nazionali di prenotazione, oltre che il potenziamento degli strumenti di realtà aumentata per consentire che ogni luogo sia sempre interconnesso a quelli circostanti così da aumentare il tempo medio di soggiorno e permanenza. Una tale estensione consentirebbe altre sì alla nostra industria di investire in maniera conveniente e sostenibile nel campo turistico, destinando allo stesso maggiori prodotti e servizi i quali, per effetto dei maggiori arrivi e presenze dall’estero, godrebbero degli stessi benefici delle esportazioni con una economia però nei costi logistici.

E qui arriviamo a una nota che, se vogliamo veramente una industria del turismo – e una industria per il turismo – deve essere assolutamente affrontata. Si tratta del nostro patrimonio infrastrutturale. Non è un caso che siano Roma e la Lombardia, oltre al Veneto, a primeggiare fra le destinazioni scelte da chi proviene dall’estero: i loro sistemi aeroportuali lo consentono. Occorre dunque riprendere con vigore il capitolo dei collegamenti e delle infrastrutture – autostradali, ferroviarie e aeroportuali – già da tempo progettati, e in vari casi pronti anche per essere finanziati, per unire l’Italia da nord a sud e per far sì che anche le aree non metropolitane siano compiutamente collegati alle principali regioni geografiche emergenti del pianeta.

Nel nostro libro anche le istituzioni della diplomazia politica, economica e commerciale vengono impegnate in tale direzione: per esempio, prevediamo che l’Ice-Ita – istituto per il commercio con l’estero, acquisisca partecipazioni negli scali aeroportuali anche più piccoli al fine di rilanciarli internazionalmente e di farne il perno per l’export delle PMI e per l’arrivo di comitive di visitatori nei luoghi della provincia italiana molti dei quali a oggi tutti da scoprire nel Settentrione così come nel Mezzogiorno.

Il commercio estero, infatti, si può realizzare su entrambi i versanti, e il turismo è quello che consente ai nostri produttori i maggiori margini che poi possono a loro volta reinvestire nello sviluppo ricettivo continuo.

In parallelo, anche le ambasciate devono sentirsi parte integrante di tale strategia: i nostri ambasciatori saranno, con l’attuazione dei provvedimenti inclusi nel nostro libro, i promotori istituzionali primi del made in Italy e delle destinazioni italiane presso i Paesi dove ci rappresentano, e in tal senso una parte importante del budget di ciascuna ambasciata sarà direttamente legata ai risultati che ogni anno saranno stati conseguiti dal punto di vista del commercio estero, cioè dell’esportazione di prodotti italiani, e dei flussi turistici verso l’Italia a partire dal Paese sede di ambasciata.

Da cattolici uniti, poi, una riflessione speciale merita il capitolo dei siti religiosi che oltre a essere fattore di sollievo per lo spirito possono diventare una leva economica sociale importante: in un Paese centrale come l’Italia, non è pensabile che il turismo della Fede rappresenti appena l’uno e mezzo per cento del totale del settore turistico. Per questo motivo noi di Unione cattolica prevediamo che le Diocesi e le organizzazioni parrocchiali debbano essere coinvolte in modo attivo e stabile negli enti e nelle istituzioni che si occupano di programmazione turistica a tutti i livelli affinché una crescita inclusiva di opportunità arrivi anche da qui e metta l’Italia al centro propulsivo dei grandi itinerari religiosi internazionali.

Chiudiamo con una considerazione. Il turismo, secondo noi di Unione cattolica, non è solo un settore economico dove possiamo essere la prima potenza mondiale, è anche e soprattutto uno stile che va oltre il consumismo e consente la riscoperta armonica di se stessi e della famiglia e il recupero di uno spirito di coesione sociale e nazionale. Devono essere gli Italiani i primi a scommettere sul proprio Paese e il turismo può essere lo strumento per concorrere a tendere a ciò. Le politiche per il turismo sono un elemento centrale di aggregazione di quelle politiche moderate che puntano a esaltare le eccellenze nazionali senza ridicoli sovranismi: attaccare Francia e Germania, da cui dipendono flussi di arrivi e presenze importanti per il nostro Paese, è del tutto assurdo. La sfida di una coalizione moderata e attenta al made in Italy deve essere anche quella di riaccendere un certo amore per il proprio Paese che non è quello inteso dai sovranisti di odio verso tutti gli altri. Per questo motivo, recuperando una bellissima intuizione del governo Berlusconi del 2008-2011, abbiamo previsto la reintroduzione di un buono turistico per consentire alle famiglie del ceto medio di scoprire il Paese più bello del mondo: l’Italia, quello dove esse stesse abitano.

Anche questa è “rivoluzione mite”: sobria ma decisa, che parte dalla Fede per recuperare Fiducia in noi stessi. Riscoprendo l’Italia di cui ogni famiglia italiana, qui da noi così come all’estero, è ambasciatrice naturale. Da incoraggiare e da incentivare.

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