Partito Unione Cattolica - Siamo il Partito della FEDE per ridare FIDUCIA in un’Italia Nuova - Segretario Partito Ivano Tonoli Partiti Politici Italia

SOVRANISTI A SOVRANITÀ’ LIMITATA: LA PACCHIA È SI’ FINITA

SOVRANISTI A SOVRANITA’ LIMITATALA PACCHIA È SI’ FINITA, MA PER SALVINI E DI MAIO! 

IL PARTITO UNIONE CATTOLICA: “SERVE PIU’ CHE MAI UN’ALLEANZA CON I MODERATI DEL PAESE CHE RIMETTA L’ITALIA E GLI ITALIANI AL CENTRO PER LA “RIVOLUZIONE MITE” AUSPICATA E SOLLECITATA DALLA CEI. I CITTADINI COMINCIANO A NUTRIRE RIBREZZO E AVVERSIONE CONTRO LO SQUALLORE DI MANOVRE POLITICHE INDECENTI CHE USANO I PROBLEMI GRAVISSIMI DEL PAESE NON PER RISOLVERLI MA PER DIFENDERE I PRIVILEGI DI UN CETO POLITICO ARROCCATO E DISTANTE”

Sovranisti a sovranità limitata. Questo è l’epilogo della pazza crisi governativa di ferragosto che avrebbe voluto riaprire le urne nel nome dei problemi gravissimi degli Italiani, non per risolverli ma per strumentalizzarli e farne uno strumento di odio sociale sui “sociali”. Ma chi di odio ferisce, con l’odio rischia di ferirsi: Salvini con quella che si profila all’imminente orizzonte come la costituzione del fantasmagorico governo giallorosso m5stelle/PD, oltre a perdere la quasi totalità della visibilità MEDIATICA, verrà bollito fino alla primavera 2023, fine naturale della legislatura che coinciderà anche con l’elezione un anno prima del successore di Mattarella alla Presidenza della Repubblica, con una erosione di consensi continua e progressiva. Soprattutto, con l’immagine nitida impressa in tutti gli ITALIANI, della LEZIONE di vita e di comportamento, impartitagli dal professor Conte il 20 agosto scorso nell’aula del Senato. Salvini ne è uscito, da questi durissimi rimproveri, con la faccia suonata e le ossa rotte: il Salvini, nel ruolo per l’occasione di pestifero Pierino-Giamburrasca richiamato all’ordine, ha fatto letteralmente la figura del “pesce lesso”, dell’ignorante (nel senso di privo di ogni minima base conoscitiva di storia e cultura politica), non ligio al rispetto degli assetti istituzionali, della Chiesa Cattolica e del suo Prossimo.

Lo stesso Di Maio – in questi 14 mesi alter ego grillino del Capitano -, apparentemente vincitore della sfida-derby populista con Salvini, con la nascita di questo sciagurato governo giallorosso, pare orientato a perdere la leadership del movimento: avrà un incarico solo da ministro e sarà ricordato, oltre per le gaffe sue e del suo grande amico Toninelli, per le prodezze con cui ha azzerato i consensi e la popolarità del m5stelle dopo l’apice delle elezioni politiche del marzo 2018, disperdendo milioni di voti. Tutti gli Italiani hanno percepito che lo stesso Di Maio – timoroso di perdere poltrone e potere man mano che le varie consultazioni elettorali regionali ed europee sancivano il travaso di voti verso la Lega – era completamente succube della personalità di Salvini e che i provvedimenti che ha adottato erano confusi, difficilmente applicabili e con risultati distonici e antitetici rispetto alle promesse iniziali di “abolizione della povertà” e di “reddito per tutti”.

Conte che dal nulla, oltre a divenire premier, adesso anche della nascenda coalizione m5stelle e pd, ha evidenziato più che una capacità di governo una abilità trasformistica davvero notevole; e speriamo che a fine mandato non faccia analoga paternale anche a Zingaretti, la stessa riservata a Salvini a cui ha rimproverato tutti i provvedimenti governativi messi in campo negli ultimi 14 mesi e che lui, Conte – in un misto di inconsapevolezza e costrizione, di gioco delle “tre scimmiette” e di coercizione – aveva avallato, o tollerando o condividendo comportamenti e azioni politiche perché minacciato con la “pistola”. Molto facile è scaricare le responsabilità completa sugli altri e non ammettere le conseguenze del proprio agire, dimostrando di potersi purificare con il “dito” teso contro il solo e unico colpevole dei misfatti e dimenticando di essere stato premier del governo dimissionario e candidato a risorgere come una sorta di “araba fenice” cangiante (dal momento che cambierà uno dei due colori, dal verde al rosso).

Gli unici sconfitti da questa manovra di Palazzo sono, ancora una volta, gli Italiani: uomini e donne, che per lo più, devono sudare duramente per guadagnare uno stipendio appena necessario alla sopravvivenza della loro famiglie, angosciati dalle tasse, dalle multe, dalle centinaia di migliaia di cartelle esattoriali in arrivo, dalle deindustrializzazioni che espellono manodopera e occupati, dal potere di acquisto sempre più basso e da una politica di welfare non in grado di sostenerli a fronte di un peso fiscale e tariffario oppressivo. Figuriamoci, poi, le fasce di popolazioni più deboli che sono in difficoltà grave che non hanno nemmeno la possibilità di nutrirsi adeguatamente né di acquistare i beni di primissima necessità, abbandonati totalmente a loro stessi e messi alla porta anche da quelle Istituzioni e da quelle figure politico-amministrative che per legge dovrebbero farsene carico.

Loro, la cosiddetta collettività che grida il proprio dolore e il proprio orrore contro una classe dirigente politica del tutto indifferente al voto, poco attenta al bene comune e morbosamente e tristemente legata a doppio filo ai propri benefici e al proprio stipendio di 15.000 euro mensili: non serve ridurre di un terzo i Parlamentari, anzi é deleterio per la rappresentanza democratica e costituzionale dei territori; occorre semmai applicare tale riduzione allo stipendio di ogni senatore o deputato della Repubblica per decenza, e ancorare ulteriormente tale trattamento economico agli andamenti dell’economia reale del Paese e dei Cittadini, affinché vi sia una salutare immersione dei “rappresentanti della Nazione” nella vita concreta dei rappresentati, come previsto dal nostro libro “Cattolici uniti per benedire un’Italia nuova”. La riduzione di un terzo di deputati e senatori, nel caso di una legislatura compiuta per intero, comporterebbe un risparmio di 2,5 miliardi di euro, se prendiamo per buona la stima dei proponenti grillini. Ebbene, nei 14 mesi di governo Conte lo spread ha comportato una maggiore spesa per interessi passivi sul debito pubblico più che doppia di questa cifra! La nostra proposta di raccordare agli andamenti economici effettivi le indennità, e di subordinare agli stessi gli altri benefits delle cariche politico-amministrative dello Stato, sia elettive che burocratiche apicali, avrebbe l’effetto di produrre risparmi più alti e più diffusi senza rompere i legami con i territori.

Un’ultima considerazione: i cittadini Italiani, in maggioranza, sono Cattolici e sono moderati. Come li ha – e ci ha definiti il Cardinal Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, sono “miti e rivoluzionari”, vogliono la sobrietà nei comportamenti dei politici e degli alti burocrati e la risoluzione dei problemi cronici e storici dell’Italia, affinché siano tutelati i risparmi, sia difeso il patrimonio culturale nazionale e sia salvaguardata l’indissolubile Fede cristiana come patrimonio di tutti – Cattolici professanti e laici – e come fonte primaria di quella Fiducia da infondere nuovamente a famiglie naturali e imprese tramite l’applicazione della Dottrina sociale integrale della Chiesa da Papa Leone XIII a Sua Santità Giovanni Paolo II a Papa Francesco. Parrocchie e Oratori devono tornare a essere il fulcro e il perno dell’impegno sociale diffuso e partecipato dal basso, perché da qui nacquero le prime forme e i primi esempi di politica attiva e inclusiva contro la dispersione giovanile, contro la disgregazione familiare e per l’inserimento occupazionale, e proprio qui Don Bosco si distinse per essere il precursore dell’apprendistato moderno e dei progetti di educazione civica, formazione cattolica e tecnica e avviamento al lavoro responsabilizzante tanto per i lavoratori quanto per i datori superando dialettiche ideologiche dannose allora e ancor più distruttive oggi perché tese a mettere “l’uomo contro l’uomo”.

Per questa suprema missione il nostro partito Unione Cattolica é pronto a rappresentare le istanze del Centro inteso come luogo politico della determinazione in grado di marginalizzare estremismi rossoneri e populismi gialloverdi e di tornare decisivo nella fissazione dell’agenda e dei contenuti programmatici e operativi di qualsiasi azioni di governo per il rilancio materiale e il contestuale risanamento morale del Paese. Sviluppando le necessarie e opportune interlocuzioni primariamente con Forza Italia, il nostro partito intende restituire una opzione e una possibilità di scelta chiara e veramente “popolare” in senso sturziano e degasperiano agli Italiani operosi colpiti da una crisi economica derivante principalmente da una recessione e retrocessione morale.

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