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SOVRANISTI E POPULISTI: COTTI E BOLLITI.

RITA BONFIOLI RESPONSABILE AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE DEL PARTITO UNIONE CATTOLICA, DICHIARA:”

SOVRANISTI E POPULISTI: COTTI E BOLLITI. SALVINI ALL’OPPOSIZIONE IN EUROPA E IN ITALIA, DI MAIO RESTA AL GOVERNO MA COME “TURISTA DI LUSSO” CHE SARA’ STOPPATO DAL FUTURO COMMISSARIO UE CHE NON SARA’ NÉ LEGA NÉ 5STELLE. LA LORO ESCLUSIONE DAI GIOCHI VERI HA FATTO ABBASSARE IL TERMOMETRO DELLO SPREAD E DELLA SPECULAZIONE”.

UNIONE CATTOLICA: ARCHIVIATA LA STAGIONE DELL’ODIO, OCCORRE APRIRE QUELLA DELLA PACIFICAZIONE E DELLA DIPLOMAZIA E DELLA “RIVOLUZIONE MITE” DEI CATTOLICI E MODERATI, PERCHÉ’ AVER RIPORTATO SOTTO CONTROLLO IL TERMOMETRO NON SIGNIFICA ANCORA AVERE IN CASA TUTTE LE RICETTE E LE MEDICINE PER GUARIRE IL FEBBRONE DELLA CRISI ITALIANA.

Cotti e bolliti. Può essere parafrasata così, prendendo in prestito il titolo di una celebre rubrica giornalistica di cucina, la parabola dei sovranisti nostrani dopo il crepuscolo del governo gialloverde e la definitiva partenza dell’esecutivo giallorosso che resta presieduto da Conte.

Tronfi e trionfanti dopo il voto europeo e regionale del 26 maggio, pronti a dichiarare guerra alla vecchia e alla nuova Commissione europea e a gestire il quasi 40 per cento di consensi tra i votanti (in calo) conseguito in Italia per l’elezione dell’Europarlamento, quorum elettorale che si sa storicamente non porta molto bene a chi lo ottiene e soprattutto poi lo ostenta, alla stregua di una “golden share” con cui decidere i destini della nuova legislatura dell’UE, ebbene non hanno ottenuto nulla di tutto ciò. Ma hanno rischiato, fino a tutto il mese di agosto, di trasformare quella che avrebbe dovuto essere la loro “golden share”, la loro quota azionaria d’oro, nella nostra “bad share”, condannandoci a quelli che – se ancora si fosse protratta quella sciagurata esperienza “governativa” – sarebbero stati altri mesi di spread stellare e di crescita economica destinata a scendere da zero a sottozero. Ora i sovranisti sono all’opposizione della nuova Commissione Europea, presieduta dalla ex ministra tedesca Ursula Von Der Leyen, e saranno all’opposizione del nascente governo italiano: la loro pretesa, imponendo a Conte di designare un commissario di loro stretta osservanza, sarebbe stata quella di riprodurre all’interno dell’Esecutivo UE lo stesso clima, tutt’altro che disteso, di lotta e di (non) governo che ha contraddistinto gli ultimi scellerati 14 mesi di inconcludente e dannosa attività delle Istituzioni italiane.

Salvini ha perso, ma – come dicevamo – ha perso anche il suo “degno” alter ego pentastellato Di Maio, che andando al ministero degli Esteri sarà destinato al ruolo di un “turista di lusso” (“promosso e rimosso”, direbbero nella Roma antica e anche in quella odierna) le cui iniziative politiche saranno stoppate alla radice dai nuovi compagni di viaggio governativo del Pd che nel nuovo “puzzle” giallorosso avranno il compito di riempire la casella del Commissario e Vicepresidente UE spettante all’Italia, Paese peraltro che arriva ultimo nelle designazioni da far pervenire alla nuova Presidente Von Der Leyen per la composizione della propria Commissione. Stavolta però il ritardo potrebbe essere benefico all’Italia poiché – con i “nazionalisti in felpa” oramai fuori gioco – ci spetterà nuovamente una delega di peso che, come abbiamo sempre sostenuto noi di Unione Cattolica – anche all’interno del nostro libro programma “Cattolici Uniti per benedire un’Italia Nuova” – è opportuno e necessario per il nostro Paese che sia stavolta una delega corrispondente a un settore economico, e secondo le trattative e discussioni in atto in ballo ci sarebbe la Concorrenza piuttosto che il Commercio o l’Agricoltura, tre cabine di regia da ognuna delle quali potrebbe essere svolto dal rappresentante Italiano un compito molto importante al fine della difesa del made in Italy e della tutela di famiglie, consumatori e posti di lavoro.

Dall’Unione europea passano fasi importantissime per imprimere quei cambi di passo, decisi e salutari, dei quali l’Italia ha un disperatissimo bisogno come dell’aria da respirare: pensiamo alle battaglie di giustizia economica che devono essere condotte contro il dumping e contro la concorrenza sleale che provengono tanto dai concorrenti asiatici e americani quanto dall’interno stesso dell’UE dove lo stile e la qualità delle produzioni italiane vengono riprodotti in modo indebito, e dove non viene impedita l’importazione di merci e di beni privi degli stessi requisiti e controlli prescritti per le nostre produzioni. Le ricette sovraniste predicano la guerra commerciale, con il risultato di ergere muri, fisici e daziari, premessa inevitabile di nuove “guerre fredde” di cui nessuno sente il bisogno o la mancanza e dalle quali ricaveremmo il solo risultato di perdere fin dall’inizio alleati preziosi nelle nostre sacrosante battaglie antidumping.

Soprattutto, e questo sarà un banco di prova fondamentale, il passaggio da una fase conflittuale e autodistruttiva a una più diplomatica si misurerà nell’approccio ai parametri finanziari che saranno adottati durante i negoziati su debito e legge di stabilità, la manovra finanziaria. Lo spread, retaggio del clima di incertezza, odio e paura creato ad arte dalla martellante propaganda dei nazional-sovranisti contro i “nemici esterni”, ha sì sgonfiato le gomme alla speculazione ma il suo drastico calo ma non ha ancora permesso di gonfiare nuovamente gli pneumatici all’economia reale, consumi familiari e investimenti aziendali. Questi, per poter riaccendere i motori e far ripartire la macchina del PIL e della crescita necessitano di una politica economico-finanziaria che valorizzi il nuovamente molto basso costo del debito pubblico e dei suoi interessi passivi per creare più snelle e automatiche condizioni di accesso al credito per famiglie e imprese, così da mettere loro a disposizione della liquidità aggiuntiva collegata a progetti di vita familiare e di avviamento e sviluppo del lavoro, e per superare l’attuale Stato di polizia fiscale e bancaria che terrorizza e tiene in ostaggio 19 milioni di cittadini e di imprenditori italiani e allo stesso tempo fa a malapena il solletico a grandi evasori e multinazionali e ai professionisti dell’e-commerce e del “capital transfer”. Parafrasando una battuta ippica applicata al paradosso del credito a saldo ma non utilizzato, anche se l’acqua viene offerta, in questo caso la liquidità con l’applicazione di interessi passivi pari a un punto o addirittura solo a qualche decimale di esso, il cavallo rischia di non avere più la forza di bere perché già allo stremo delle proprie forze. E questa è la situazione diffusa nella realtà economica del nostro Paese.

Gli imbonitori sovranisti hanno cercato di copiare le nostre proposte e ricette, per esempio quella di negoziare con l’UE una riclassificazione del debito pubblico scorporando la quota corrispondente al risparmio interno da quella sottoscritta dagli investitori internazionali, perché solo quest’ultima dovrebbe essere assunta come numeratore nel calcolo del rapporto fra debito sovrano e PIL, in quanto è la quota dal cui rinnovo e dalle cui sottoscrizioni di titoli di Stato dipende l’afflusso di nuovi capitali e risorse per poter finanziare servizi e lavori pubblici facendoli uscire dallo strangolamento dell’attuale patto di stabilità che, molto spesso, vincola paradossalmente le stesse quote di cofinanziamento che governo italiano, Regioni ed Enti locali – già lentissimi di per sé nel loro utilizzo – devono mettere sul piatto per poter ottenere e utilizzare i fondi strutturali stanziati a Bruxelles.

Però queste nostre proposte, inserite fin da tempi non sospetti nel nostro libro programma, sono state riprese maldestramente e mescolate con posizioni talvolta anti-Euro che hanno indebolito e vanificato la giustezza del ragionamento principale, così da chiudere all’Italia le porte del dialogo e dei negoziati con la Commissione UE e da obbligare il nostro Paese a subire le istruzioni dall’alto.

La parentesi dell’odio è stata chiusa – come avvenuto in passato e più volte nello scorso “secolo crudele” dei totalitarismi e degli “uomini soli al comando” – a opera degli stessi eccessi di chi lo aveva causato e alimentato, portandolo a toccare picchi dove lo “spread sociale” gareggiava con quello finanziario andando fuori controllo. Adesso deve aprirsi il ciclo della pacificazione e della diplomazia, perché – come spiegato in una occasione televisiva nazionale dal Banchiere europeo e Scrittore Beppe Ghisolfi – mettere sotto controllo il termometro, in questo caso le fibrillazioni dei mercati finanziari, non equivale ancora ad avere in casa le ricette e i medicinali per guarire il febbrone della crisi italiana.

Guarire la febbre non è affare che competa ai maghi o apprendisti stregoni, è compito di medici che anche quando adottano metodi rivoluzionari lo fanno con mitezza, secondo quei canoni e quei principi di “rivoluzione mite” magistralmente enunciati dal Cardinale Bassetti Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, un appello al rinnovato impegno di Cattolici e Moderati per rimettere al Centro il talento, il risparmio e il lavoro degli Italiani, delle famiglie e delle imprese.

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