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CAUSA PRIMA DELLA CRESCITA ZERO DEL PAESE, È LA SCONFITTA ANZITUTTO DELLA SINISTRA GRILLINA E PIDINA

REGIONALI UMBRIA: PRIMA CHE UNA VITTORIA DEL POPULISMO SOVRANISTA,  CAUSA PRIMA DELLA CRESCITA ZERO DEL PAESE, È LA SCONFITTA ANZITUTTO DELLA SINISTRA GRILLINA E PIDINA, PAUPERISTA E FISCAL-COLPEVOLISTA, E DELLA MANOVRA GIALLOROSSA APPENA VARATA

IL FRONTE MODERATO, CENTRISTA E CENTRALE RESTA MAGGIORITARIO MA POLVERIZZATO, E CI IMPONE UNA VOLTA DI PIÙ DI PROCEDERE VELOCEMENTE VERSO UN MOVIMENTO CHE RIUNISCA I “RIVOLUZIONARI MITI” COME AUSPICATO DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Molti, in queste ultime ore, stanno parlando del risultato delle Regionali in Umbria come di una vittoria quasi assoluta del populismo sovranista. Nulla di più errato: l’esito del voto per il rinnovo del Presidente e del Consiglio della Regione Umbria rappresenta, prima di tutto, la punizione che gli Elettori hanno voluto infliggere alla pericolosissima manovra pauperista, fiscalista e colpevolista della coalizione governativa giallorossa e ai suoi due principali artefici, PD e 5Stelle.

Un voto che ha sancito la preventiva bocciatura di un provvedimento economico – finanziario che, in caso di sua definitiva approvazione, porterà alla distruzione definitiva del risparmio delle famiglie italiane medie – e quindi di grandissima parte delle piccole e medie imprese a esse facenti capo sul mercato domestico – e al collasso dei tribunali per effetto della riforma dei reati tributari, epilogo della dottrina colpevolista di PD e 5 stelle in ambito fiscale, la quale neppure sfiorerà i grandi evasori accanendosi viceversa al 101 per cento su quanti non hanno finora potuto onorare i propri debiti erariali a causa della recessione e di sanzioni illogiche e persecutorie e di multe sproporzionate rispetto alla pendenza iniziale.

Un voto quindi che ha dimostrato la non rispondenza fra la compagine e le intenzioni del governo Conte bis e il sentimento popolare prevalente, ma che allo stesso tempo risente di una fase nella quale il sovranismo – l’altra faccia della medaglia populista – viene tuttora e ancora visto come il solo strumento in grado di lanciare un forte monito contro politiche sbagliate e impoverenti e contro scelte fomentanti insicurezza. Politiche e scelte di cui, non va dimenticato, la Lega di Salvini è stata coartefice nel corso degli ultimi diciotto mesi, dilapidando risorse preziose per una mini flat tax iniqua e inutile – che non ha frenato la morìa tragica di piccole imprese e di suicidi economici – e avallando provvedimenti pensionistici e assistenziali – da quota 100 al reddito grillino di cittadinanza – che hanno aumentato la fascia del disagio e della povertà confermando la legge Fornero.

Per non parlare del disastro ereditato dalle leggi Salvini in tema di presunta sicurezza, che semplicemente hanno aumentato il numero di cittadini stranieri “senza volto” nelle strade delle nostre città allargando le sacche di clandestinità, paura, lavoro sommerso e criminalità essendo chiaro fin dall’inizio che le tanto sbandierate espulsioni unilaterali non sarebbero mai state possibili e rendendo impossibile ogni politica tesa a responsabilizzare i nuovi cittadini attraverso un loro legale inserimento sociale, culturale e lavorativo nella comunità ospitante e attraverso la certezza dei diritti, dei doveri e delle sanzioni penali per tutti, italiani e non, in caso di comportamenti sbagliati o deviati.

I giallorossi stanno semplicemente proseguendo il processo di decrescita infelice avviato dai gialloverdi. Con la sola differenza che il colore verde appare ancora spendibile avendo lavorato su una gigantesca macchina comunicativa e avendo rinunciato a responsabilità di primo piano economico nel governo Conte 1.

Una fase che non durerà comunque, perché le contraddizioni leghiste su economia e sicurezza sono venute o stanno già venendo fuori o comunque presto lo verranno.

Noi Cattolici abbiamo il dovere di prendere atto del carattere transitorio della fase elettorale attuale in cui il populismo di destra riesce a vincere facendo abilmente dimenticare i propri mastodontici errori e risaltare quelli altrettanto gravissimi del populismo di sinistra. Il fronte moderato, centrista e centrale resta prevalente ma polverizzato, ripiegato nell’astensione, nel civismo e in parte istigato alla dottrina del “voto utile” dalla propaganda leghista pur non avendo tratto alcun beneficio dai diciotto mesi di governo precedenti.

Un contesto che ci impone, con tutte le nostre forze, di contribuire a debellare tutti i populismi, di destra e di sinistra, nel nome dell’Unione Cattolica e dell’alleanza dei Rivoluzionari Miti secondo gli auspici della CEI. Fede e Fiducia per tornare a crescere e a includere, in Italia e in Europa, vincendo lo spread più pericoloso, quello dell’assenza di prospettive che rischia di trasformare il confronto elettorale in un derby fra due falsi rimedi, il sovranismo da una parte e il pauperismo fiscalista dall’altra.

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