Partito Unione Cattolica - Siamo il Partito della FEDE per ridare FIDUCIA in un’Italia Nuova - Segretario Partito Ivano Tonoli Partiti Politici Italia

PLAUDIAMO ALLA DICHIARAZIONE DI FORZA ITALIA E DEL PRESIDENTE BERLUSCONI

ERMINIO BRAMBILLA PRESIDENTE DEL PARTITO UNIONE CATTOLICA:”POSITIVO CHE LA COMPONENTE RAGIONANTE DELLO SCHIERAMENTO MODERATO ITALIANO MOLTIPLICHI I PROPRI APPOGGI A SOSTEGNO DEL RUOLO DI GENTILONI COME COMMISSARIO EUROPEO DELEGATO ALL’ECONOMIA

PLAUDIAMO ALLA DICHIARAZIONE DI FORZA ITALIA E DEL PRESIDENTE BERLUSCONI PER VALORIZZARE LA FUNZIONE CHE IL RAPPRESENTANTE DEL NOSTRO PAESE NELLA COMMISSIONE VON DER LEYEN POTRÀ SVOLGERE COME “GUARDIANO DEGLI INTERESSI DELL’ITALIA” CONTRO IL RISCHIO DI TROVARCI ISOLATI DALLE IRRESPONSABILI PRESE DI POSIZIONE SOVRANISTE

Come Unione Cattolica, convinti sostenitori della necessità di una Politica Diplomatica in sede di Unione Europea che restituisca all’Italia la funzione che le spetta in quanto Nazione fondatrice della CEE ora UE, siamo assolutamente lieti che si stiano moltiplicando gli appoggi e i sostegni al ruolo assunto dall’ex Premier Paolo Gentiloni quale Commissario economico nella Commissione di Bruxelles presieduta dall’ex Ministra tedesca Ursula Von Der Leyen.

In particolare, plaudiamo alla recentissima dichiarazione di Forza Italia e del suo Presidente Silvio Berlusconi che, confermando la crescente ala ragionante dello schieramento moderato italiano preoccupato come noi dalle derive sovraniste, ha ribadito l’importanza della funzione che Gentiloni potrà svolgere come “guardiano degli interessi dell’Italia”.

La componente populista, sia essa quella nazionalista della Lega che quella sinistra dei grillini, sta ribadendo ancora una volta tutta la propria inaffidabilità nel campo europeo. L’ultima riprova di ciò è stata la votazione con cui il movimento cinquestelle, il cui assenso fu decisivo a luglio per la ratifica di Ursula Von Der Leyen all’Europarlamento quale successore di Junker alla guida della UE per i prossimi 5 anni, non ha espresso la propria fiducia sulla nomina di Christine Lagarde a nuovo Governatore della Banca Centrale Europea. Con ciò dividendosi ancora una volta dai compagni di governo italiano del momento, nel primo caso la Lega oggi il Pd.

Come abbiamo sempre sostenuto, i grillini sono una presenza non soltanto postideologica, ma anche anzi esclusivamente impolitica e postideale, in quanto protesi a esprimere voti unicamente per distinguersi dall’alleato di comodo di turno e per attuare condotte di tipo cerchiobottistico per non apparire, agli occhi dei propri elettori calanti, omologati al cosiddetto sistema di cui hanno confermato, con tali giravolte, di essere casomai un perno: anzi il perno visto che la maggioranza numerica parlamentare – derivata dalle elezioni politiche del marzo 2018 in Italia – è detenuta da loro e quindi a loro, oltre che naturalmente alle corresponsabilità di chi con loro accetta di condividere un’esperienza avventuristica di governo, si devono la crescita economica zero e la produzione industriale calante nel nostro Paese, mitigate da una crescita surrettizia dei dati Istat e Inps su posti di lavoro meramente sostitutivi di una parte di quelli precedenti e frutto di progetti di auto impiego dei disoccupati, come confermano gli andamenti delle nuove imprese soprattutto individuali e familiari.

Come spieghiamo nel nostro Libro programma CATTOLICI UNITI PER BENEDIRE UN’ITALIA NUOVA, la Politica Diplomatica dell’Italia in Europa dovrà tendere anzitutto a una negoziazione rinnovata su quei parametri che oggi, per un puntiglio puramente ragionieristico e dunque anacronistico e contro gli interessi stessi della Casa Comune Europea, impedendo all’Italia di rilanciarsi economicamente e socialmente mettono in difficoltà Nazioni come oggi è la Germania, una locomotiva che, per proprie politiche interne di accantonamento egoistico di un extrasurplus, ha oramai accesa la spia rossa della riserva.

Se noi consideriamo che il numeratore di tutte le discordie, ossia il debito pubblico italiano che ha di recente superato la quota dei 2400 miliardi, dobbiamo dire che solo UN QUARTO DEL SUO TOTALE è effettivamente in portafoglio a creditori, fondi e investitori esteri, è del tutto ragionevole e sostenibile e in definitiva doveroso addivenire a una revisione del parametro attualmente “horribilis” rappresentato dal rapporto tra passivo totale dello Stato e Prodotto interno lordo.

Non si tratta di ottenere concessioni a far esplodere nuovamente la spesa corrente sul modello della prima Repubblica e in parte anche delle Repubbliche venute dopo. Il vero punto è ottenere spazi di manovra per modernizzare la macchina dello Stato, l’economia del Paese e ricucire un tessuto sociale le cui lacerazioni – soprattutto nel caso in cui si realizzasse la Brexit, la fuoriuscita del Regno Unito dalla UE nella sua versione più estrema – finirebbero con il pesare drammaticamente sullo stesso bilancio pubblico dell’Unione.

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